Hanno detto sull' AUP-V...

Prof. Tizzani: discorso ai soci

Novembre 2010, il testo che il Prof. Tizzani lesse all'assemblea dei soci al termine dei suoi 32 anni di segretariato e 9 anni di presidenza.

Permettetemi alcune considerazioni sulla nostra associazione, l’AUP, l’Associazione degli Urologi Piemontesi e Valdostani in un momento in cui, per ragioni anagrafiche, viene fisiologico guardarsi indietro per fare una breve e serena analisi sia del passato che del presente.

Sono passati ormai 55 anni dalla nascita della nostra società nel 1955, e 40 anni da quando il mio direttore di allora, il Prof. Borgno, mi disse di occuparmi come segretario della Società Piemontese di Urologia (così si chiamava e si è chiamata per tanti anni): allora non esistevano cariche direttive, non esisteva un presidente, non esisteva una struttura societaria. L’unica figura, se così si può dire di riferimento, era il segretario factotum che assommava in sé tutte le funzioni indispensabili ad un buon andamento della riunione: definiva un programma da stampare, riceveva i colleghi, apriva la porta dell’aula, accendeva e spegneva le luci durante le comunicazioni, verbalizzava ogni relazione comprese le discussioni e al termine chiudeva l’aula non senza aver ricordato l’indirizzo del ristorante per la cena di chiusura: insomma un cireneo tuttofare.

Erano anni in cui la società viveva di un grandissimo spirito improntato all’amicizia, alla cordialità, alla semplicità ed anche ad una buona convivialità: ci si trovava tutti, come ho già detto, alla fine della riunione scientifica, in un ristorante cittadino insieme alle mogli o alle compagne. “Vediamoci alla Piemontese” era un motto che sottintendeva trovarci per confrontarci scientificamente passando un pomeriggio di serene discussioni ma anche una serata piacevole in un’atmosfera di collaborazione amichevole e costruttiva. Era questa la vecchia urologia. La “vecchia” urologia che con tutte le limitazioni tecnologiche che comportava, ha poi giustamente subito nel tempo profonde modificazioni perdendo molte caratteristiche del passato: al suo interno si sono sviluppate branche super specialistiche che sino ad alcuni anni fa non erano minimamente immaginabili. Basti pensare allo sviluppo dell’endourologia, della chirurgia laparoscopica e robotica, dei prodotti biotecnologici e protesici, ecc. che oggi fanno parte del normale bagaglio culturale dell’urologo. Ed ancora, la stessa chirurgia tradizionale ha oggi raggiunto traguardi impensabili in un pur recente passato.

 

La veccia Società Piemontese ha dovuto così adeguarsi ai tempi, rifondandosi nei suoi obiettivi e nella sua struttura interna: in poche parole ha dovuto cambiare pelle e rimodernarsi, per dare ai suoi iscritti il meglio che una società scientifica poteva offrire. E’ nata quindi nel 1996 l’AUP, l’Associazione degli Urologi Piemontesi e Valdostani, quale logica evoluzione della precedente società.

 

Da allora molto è stato fatto, per quanto riguarda l’attività scientifica, l’organizzazione di congressi, la stesura di vari protocolli che vedono oggi coinvolta la maggior parte delle strutture complesse di urologia della nostra regione con una collaborazione costante e fattiva tra tutti noi urologi. Perché certamente una cosa non è cambiata nella nostra associazione: lo spirito di amicizia e collaborazione che unisce in un’unica famiglia gli iscritti, siano essi ospedalieri o universitari nel rispetto reciproco delle proprie competenze.

 

Purtroppo però parallelamente alla crescita tecnologica ed assistenziale della sanità in genere, a cui abbiamo prima accennato per quanto riguarda l’urologia, abbiamo dovuto assistere in campo medico generale ad un venir meno di certe regole comportamentali e a una certa caduta dell’etica professionale. La presenza sempre più immanente della politica nelle strutture assistenziali ha fatto si che, talvolta, più che alla propria crescita culturale il sanitario pensi di avvantaggiarsi e progredire professionalmente contattando personaggi e politici “che contano” anche quando i requisiti personali non sono ancora tali da avere le giuste credenziali per ricoprire cariche dirigenziali.

 

Si assiste inoltre, talora, alla perdita di quella che viene comunemente definita etica professionale e all’alterazione del rapporto fiduciario tra medico e paziente: ne sono la causa certe forzature diagnostiche a scopo chirurgico e indicazioni terapeutiche spesso discutibili.

 

Fortunatamente questo lato negativo della sanità sono convinto non coinvolge se non marginalmente l’urologia piemontese. Esiste infatti una preponderante parte sana rappresentata anche da tante giovani leve ed è particolarmente a loro che mi rivolgo stimolandoli a portare avanti i veri valori della nostra professione che sono correttezza ed etica professionale, “tifando” in primis per il malato prima che per il proprio interesse personale.

 

Infine il mio augurio parte anche da quelle parole dette all’inizio: deve esistere tra noi una “collaborazione amichevole e costruttiva” quale sentimento di tutti gli Urologi Piemontesi e Valdostani che da anni si conoscono, si stimano, si confrontano, si rispettano, ognuno nell’ambito delle proprie competenze e delle proprie peculiarità, sospinti da un unico intento che è quello di migliorare la propria professionalità al servizio del paziente.

 

Poiché, al di là di tutto e al di sopra di ogni personalismo, al centro della nostra attenzione esiste pur sempre una persona che soffre e che noi abbiamo “ippocraticamente” il dovere di curare nel modo migliore. E allora proviamo tutti a mantenere questo gruppo urologico sicuramente sano, che abbia un intento comune, la collaborazione scientifica e culturale, finalizzata a una sempre migliore assistenza del malato: proprio a quel malato che talora viene relegato ad ultimo anello di una catena politico-amministrativa-economica che non lo vede più come primo attore nel panorama assistenziale, ma quasi come corpo estraneo che “costa” molto alla società.

Auguri a tutti di buon lavoro e Buon Natale a voi e ai vostri cari.


IL DOTT. FERRANDO LASCIA IL CONSIGLIO DIRETTIVO

2 novembre 2009, lettera con cui il Dott. Ugo Ferrando, socio fondatore dell'AUP-V, formalizza le proprie dimissioni da consigliere.

Carissimi Presidente e Segretario, 

dopo tanti anni di militanza urologica e di tante battaglie combattute per una cultura ideologica ormai obsoleta - e pertanto combattute inutilmente - penso sia giunto il momento di lasciare la lotta a chi è più in sintonia con i tempi. Continuerò per il momento a frequentare il mio tempio - la sala operatoria finché la mente e le mani saranno per me - ho sempre avuto purtroppo una "perversa" autocritica - soddisfacenti: ma presto, al di là di questo, mi devo solo convincere che il cielo non è la scialitica e che le sue luci non sono le stelle. Il mio affetto, stima, fraterna amicizia verso tutti i componenti del Direttivo rimarranno invariati, sarò sempre e comunque con Voi come lo sono stato dal primo maggio del 1967, anno del mio ingresso alle Molinette. E' pertanto mia intenzione presentare le dimissioni dal Direttivo dell'AUP e procedere secondo lo Statuto. AUP che abbiamo fatto nascere sulle fondamenta di Maestri antichi e che abbiamo difeso ed impostata sui valori dell'amicizia, della fraterna stima e della professionale collaborazione. Mai ci ha mosso protervia, prevaricazione, invidia o pretestuoso assurdo uso del "potere", sempre convinti che il potere è una parola vacua se non corroborata dal raziocinio critico: la verità abita solo nel dubbio. Questo ha mosso i professionisti - amici da sempre - quando hanno deciso di trasformare una riunione annuale conviviale in una associazione visibile e legalmente riconosciuta. Questo, certamente, continuerà ad essere il motore che porterà l'AUP nella evoluzione dei tempi. Grazie di tutto quello che avete dimostrato nei miei confronti, un abbraccio a tutti e buon lavoro. 

 

                                                                                                                Dr. Ugo Ferrando 

 

P.S. 

Questo scritto era pronto per essere inviato al Direttivo nel mese di giugno e ne avevo già accennato al segretario Dr. Fasolis. Non lo inviai perché pensavo di parlarne prima con il Presidente, ma non ebbi modo di incontrarmi con Lui prima delle ferie estive. Dopo l'ultima riunione del Direttivo AUP, ove emerse - come prevedevo nel mio animo - un "assenteismo" nell'invio di elaborati per il prossimo congresso AUP, secondario ad incertezza (timore ?) e ad attesa sul divenire nella famiglia urologica del Piemonte, ritengo che la decisione da me presa sia ancor più giusta e "necessaria". Un Direttivo deve essere rappresentato da Dirigenti attivi ed operativi - non temuti perché impositivi e/o prevaricatori: gli iscritti e/o i colleghi del settore devono riconoscersi in loro per quello che hanno rappresentato e fatto e soprattutto per quello che potranno fare nel futuro. Un quiescente, come il sottoscritto, può essere riconosciuto per quello che ha saputo fare e dire, ma non per quello che potrà fare nel turbinoso e tormentato divenire urologico. La funzione di un "saggio" deve essere e rimanere quella di saper recepire, interpretare e vagliare questo divenire attraverso la sua esperienza nel campo della vita. La sua esperienza non deve essere buttata alle "ortiche" ma deve rimanere voce attiva, operativa, critica nel contesto delle esperienze in movimento, deve interagire con esse. La funzione di un "saggio" è quella di mantenere una mente "giovane" in un involucro antico: finché un tronco sa produrre foglie verdi ha in sé potenzialità espressiva. Non mi resta che offrire questa potenzialità espressiva, che sento ancora in me, alla Associazione Urologi Piemontesi e lasciare ad un più giovane di involucro e di mente il mio posto nel Direttivo. Sarebbe bello poter mantenere delle sinapsi attive e propositive tra generazioni nella convinzione che il tempo sia una invenzione dell'uomo: l'involucro non ha significato alcuno raffrontato alla mente. Cercare non significa trovare, cercare vuol dire condividere la mancata scoperta: entusiasmo neofita e sofferta esperienza facilitano e nobilitano il nostro percorso sempre incerto.Nella vita non si lascia mai nulla, perché non si possiede mai nulla. E’ solo il passato che disegna il futuro. Certo di essere compreso nel mio agire, rinnovo il grazie per l'amicizia e stima che mi avete sempre dimostrato. 


Intervista al Prof. Rocca Rossetti

Torino, 6 novembre 2014. Intervista al primo presidente AUP-V.

Che cos'era la Società Piemontese di Urologia quando lei arrivò a Torino?

Ancora prima di trasferirmi a Torino avevo sentito parlare della Società dal mio amico Eugenio Bezzi di Parma. Il collega mi raccontava infatti delle sue vicissitudini per venire in macchina da Parma a seguire i lavori della Società Piemontese di Urologia. Sapevo che anche alcuni colleghi da Genova raggiungevano Torino per partecipare alle riunioni. Questo indirettamente mi fa sapere che la Società era attiva e conosciuta al di fuori del Piemonte. Allora faceva capo al Prof. Borgno e coinvolgeva il gruppo universitario e diversi primari ospedalieri. Ricordo che le riunioni si tenevano alle Molinette, nell’Aula di Clinica Chirurgica, nel pomeriggio del sabato.

 

Nel 1996 la Società Piemontese di Urologia viene rifondata e si costituisce come una vera società scientifica dotata di riconoscimento legale. Lei fece parte dei soci fondatori. Cosa vi spinse a questo cambiamento?

La Società Piemontese di Urologia si chiamava società ma di fatto non lo era. Il Prof. Tizzani e il Dott. Ferrando se ne interessavano molto e insistevano perché la Società venisse riconosciuta al pari delle altre società scientifiche urologiche. Inoltre sentivano la necessità di ravvivarla, nella sua struttura e finalità, di renderla più società rispetto al gruppo di urologi che si erano autocostituiti e che per anni l’avevano portata avanti.

 

Lei è stato il primo presidente dell’AUP. Quali erano gli obiettivi dell'AUP durante la sua presidenza?

Si, cortesemente vollero eleggermi presidente. L’obiettivo era quello di spingere i giovani urologi a prendere confidenza con il microfono, a parlare, a esporre, ad accettare critiche e a farsi esperienza. E’ importante che anche gli specializzandi più giovani e gli allievi interni facciano precocemente il loro esordio da relatori. Le racconto un aneddoto. La prima volta che parlai in pubblico frequentavo il IV anno di medicina. Allievo interno all’Istituto di Anatomia, avevo fatto una ricerca anatomica sul cadavere. Il mio direttore Prof. Virno, che era un uomo molto aperto e legato ai giovani, mi disse: “quest’anno dovrai presentare il tuo studio alla Società Italiana di Biologia Sperimentale”. Il giorno prima della mia relazione, andai da lui perché avevo piacere che leggesse quello che mi ero preparato, e lui mi disse: “guarda, se tu la prima volta parlando in pubblico leggi, per tutta la tua vita avrai bisogno di leggere quando parli”. E io parlai la prima volta senza leggere. Ovviamente avevo imparato quasi a memoria quello che dovevo dire, ma questo mi è stato utile per tutta la vita.

 

Ricorda qualche particolare, qualche aneddoto relativo a quegli anni?

Ricordo con quanta cura il Dott. Ferrando si interessò nel far creare ad un designer il logo dell’associazione. Fu molto scrupoloso.

 

Dopo 6 anni, nel 2001 lasciò la presidenza. Si sente ancora legato all'AUP?

Purtroppo per motivi famigliari non ho più potuto frequentare i convegni AUP, come pure gli altri congressi. Ho un certo senso di rimorso per questo, ma mi sento ancora legato all’AUP per quello che abbiamo fatto e per come sta andando avanti. Devo ringraziare il Dott. Fasolis per l’importante contributo che da diversi anni apporta all’associazione.

 

Quale dev'essere secondo lei il futuro dell'associazione? Cosa deve cambiare e cosa, invece, deve rimanere intatto?

Ci sono due aspetti: uno negativo e uno positivo. Quello negativo è che in Italia ci sono troppe società urologiche. A livello nazionale c’è la SIU, e poi la SUNI, la SUICMI… Molto spesso i congressi di queste società hanno programmi simili e il rischio è quello di disperdere le energie e creare inutili duplicati.

L’aspetto positivo è che a livello di una società piccola, anche dal punto di vista geografico, ci si vede più frequentemente, ci si conosce più approfonditamente e si può dare maggior spazio ai giovani, secondo quella iniziale ispirazione. In conclusione direi che è bene tenere in piedi l’AUP ma differenziarla maggiormente in un obiettivo: valorizzare i giovani urologi.

 

L'AUP a breve festeggerà i 20 anni dalla sua fondazione. In occasione dell’anniversario, quale lettura magistrale affidare al suo primo presidente, nonché importante caposcuola dell'urologia piemontese?

 Questo non posso dirlo io, dovete chiedermelo voi. 2016… intanto bisogna arrivarci, e io ci metterò tutto il mio impegno.